La Banda Musicale

 

 

 

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La fondazione della Banda

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Il repertorio della banda dagli inizi ad oggi

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Aneddoti

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Personaggi di spicco
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Il Maestro Santi Tafarella

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Il Capobanda Gaetano Irrera

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Il Maestro Carmelo Gennaro

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Il Maestro Salvatore Magazzù

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Video

La fondazione della Banda  

Con atto notarile del notaio Giovanni La Spada nasce a S. Stefano Medio il 13 maggio del 1888 la banda musicale formata da 15 mezzanoti, 4 suonatori di Santo Stefano Briga e due di Santa Margherita. Cassiere viene nominato Antonio Gregorio La Spada, primo maestro Pietro Manganaro di Santo Stefano Briga mentre la deputazione, sta nelle mani dei tre fondatori: il barone Nicolò Trimarchi e i due possidenti Francesco La Spada e Giacomo Manganaro. Gli strumenti sono riscattati mensilmente con quote di 2 lire e mezza.

Il repertorio è caratterizzato da marce militari, marce funebri, canzoni napoletane, e l’attività ha una prevalente vocazione per le feste di paese. La banda cresce con gli anni, si dota di un palco musicale nel 1921 e si rafforza lo spirito cameratesco sotto la guida di valenti maestri, primo fra tutti Santi Tafarella e del capobanda Irrera; passa indenne i due conflitti mondiali con piccole pause dovute ai servizi di leva e agli impegni militari. Sarà la forza d’animo e l’ostinazione di Gaetano Irrera a far si che la banda, alla fine del secondo conflitto mondiale non disperda le sue energie e il patrimonio culturale acquisito in quasi settant’anni di attività. Il maestro Gennaro prende le redini della banda agli inizi degli anni ’70 e riesce a superare anch’egli alcuni momenti di crisi, di contrasti, di incomprensioni che ogni tanto si riaffacciavano e ciò grazie all’incoraggiamento di Sino Martino e al supporto di Gaetano Giannetto, sia sul piano di partecipazione alla banda come strumentista, sia come collaboratore nell’attività gestionale del corpo bandistico. L’ANBIMA dà la possibilità al maestro Gennaro di formare ed addestrare nuove leve e gli ottimi risultati si vedono da subito. La nuova sede per i concerti di contrada Bruga viene inaugurata nel 1990. Nel 2000 nel nuovo statuto societario appare la denominazione di Banda Santa Cecilia e oggi, più forte che mai, può guardare al futuro con fiducia, annoverando peraltro tra le sue fila giovani iscritti al Conservatorio, amanti della musica e professionisti di tutto rilievo. Ben 16 i maestri che si sono succeduti nella direzione della banda: Manganaro, Bruno, Passalacqua, Morgante, Napoletano, Cristauso, Tafarella, Manno, Grasso, Carfì, Flaccomio, Noschese, Amorelli, Brancato, Gennaro.

 

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Il repertorio della banda dagli inizi ad oggi

Fondata in periodo post unitario ma con spirito religioso e patriottico, la Banda ha privilegiato sin dall’inizio le marce militari, quelle patriottiche, che si ispiravano al periodo risorgimentale, alla guerra d’Africa, combattuta tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900 accanto ovviamente alle esecuzioni di brani della musica classica, lirica, delle tradizione religiosa, dell’emigrazione e alle marce funebri. Il canzoniere si basava prevalentemente sui classici della canzone napoletana. Nel corso del primo conflitto mondiale il repertorio ha subito poche variazioni, mentre nel periodo fascista, rimanendo più o meno costante l’esecuzione di brani del repertorio classico e di quello napoletano, fu ampiamente integrato il Canzoniere nazionale con i canti del tempo, e con la produzione delle musiche dei primi film italiani. Il Capobanda Irrera innovava ampiamente, con proprie produzioni, il repertorio delle marce gioiose (40, 41, 42,43, 45, 60 etc) e di quelle funebri (Poveri noi, In memoria di Natale Vitali), non disdegnando qualche sortita nel repertorio leggero (La Marchesa di Roccavaldina, Quando passa Carmelina, Rosa Rosetta) e nella sceneggiata sonora (es. La festa del Villaggio) una sorta di sabato del villaggio di memoria leopardiana realizzata soltanto con suoni strumentali che imitavano o riproducevano le sonorità di un paese di campagna. A lui è attribuita anche la musica che accompagna la pantomima “U camiddu e l’Omu sabbaggiu”. Superato il secondo conflitto mondiale e fino agli anni ’70, ciò che muta sostanzialmente è il Canzoniere annuale prodotto ed elaborato da Irrera che si rifà alle musiche del Festival di Sanremo, di Piedigrotta, e dei primi cantautori. Oggi, sotto la direzione del Maestro Gennaro, il repertorio è assai ampio e mantiene i pilastri della musica classica, sinfonica, lirica e del repertorio classico napoletano, con qualche sortita nel repertorio leggero contemporaneo. 

 

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 Aneddoti

In ordine temporale abbiamo pensato non si potessero trascurare due episodi attinenti alla direzione del Maestro Santi Tafarella: il primo si riferisce alla festa di San Biagio ad Altolia. Ebbene, alla fine dell’evento religioso non restava che tornare a casa con l’unico mezzo di locomozione disponibile allora per i nostri suonatori il carretto ancorché addobbato a festa con le sedie legate con la corda in bella mostra. Un gruppo di suonatori tra cui Tafarella faceva ritorno suonando a più non posso dall’Altolia a S. Stefano Medio, sobbalzando di tanto in tanto date le condizioni della strada: rigorosamente in terra battuta!  Era quella quasi una Sicilia arcaica! Ma dove sta il fatto? Sicuramente nella fatica e nell’arrabbiatura dei compagni di cordata del Tafarella che non riuscivano o riuscivano a fatica a star dietro ai suoi virtuosismi con la tromba alle sue “variazioni sul tema” delle musiche classiche nazionali, napoletane, sui brani di jazz. Era talmente ampio il divario e la preparazione tra Tafarella e i suoi compagni di viaggio che questi ultimi, alla fatica accumulatasi nel corso della processione di San Biagio, altra ne aggiungevano durante il viaggio di ritorno!

Ciccio Luciano ci ha riferito un episodio che gli raccontava suo padre e che è anch’esso legato ai tempi della direzione della banda da parte di Tafarella. Si tratta della esecuzione della “Palestrina”. Come è noto le prime esecuzioni della banda musicale erano improntate da spirito risorgimentale con forti connotazioni militari. Un brano che veniva spesso eseguito era la cosiddetta “Palestrina” che ricordava la battaglia gloriosa di Palestro svoltasi vent’anni prima della fondazione della banda musicale tra le forze piemontesi risultate vittoriose e gli austriaci. Per dare più enfasi alla scenografia durante l’esecuzione del brano musicale, il maestro Santi Tafarella faceva sparare alcuni mortaretti fornendo così ai presenti una rappresentazione più realistica dell’evento storico. Quando la banda si esercitava i suonatori venivano invitati a presentarsi alle prove. Capitò, come riferisce anche Pippo Munafò per averlo sentito dalla nonna, che il maestro Tafarella passando per le case per chiamare i musicisti per “il concerto”, si sentì rispondere, con un certo piglio, dalla madre del giovanissimo e promettente Giovanni Munafò che il figlio sarebbe venuto se il Maestro avesse fatto eseguire “La palestrina”. Ciò dimostra, in maniera inequivocabile, quanto fosse a quel tempo il sentimento di unità che albergava negli animi dei nostri paesani.

Altro episodio che riguarda il tempo in cui dirigeva la banda il maestro catanese Manno è quello relativo ai suoi funerali che per propria volontà dovevano celebrarsi in maniera semplice e senza alcuna pomposità tant’è che quando morì, il corteo funebre si svolse in un modo atipico rispetto alla norma. Tutti i componenti della banda parteciparono al corteo senza suonare portando lo strumento sottobraccio in segno di lutto fino alla fine del paese ai due alberi di Frischiazzi per intenderci, fino al punto cioè in cui la salma fu trasferita a Catania.

Dulcis in fundo, “A puisiata ‘i Lipari”. Il 23 agosto del 1978 la Banda si trovava a Lipari invitata a suonare in occasione della festa di San Bartolo. Nella pausa pranzo, Pippo Luciano componente della banda ma anche “puisiaturi” di pregio, accompagnato da Anacleto Busà con una chitarra di fortuna, volle tra un bicchiere di malvasia e l’altro, incentrare la sua “puisiata” su di un argomento importante per l’intero Corpo musicale: la fornitura delle nuove divise promessa dai fratelli Luciano di Milano (Pippo e Gianni che ricordiamo con affetto).  Si era ancora nella fase di attesa delle divise e qualche segno di sfiducia e mugugno serpeggiava nelle fila dei componenti la banda, pur se la gran parte dei suonatori non aveva alcun dubbio che la promessa dei fratelli Luciano si sarebbe concretizzata in tempi anche brevi. Per rappresentare tale situazione, Pippo Luciano da noi inteso “U lantinnaru” e lo diciamo con l’affetto e con lo stesso rispetto che merita e meritava la sua persona quando era tra noi, superò se stesso snocciolando per ben due ore una innumerevole serie di sestine e ottave sulle “divise della banda”. Di quella “puisita” abbiamo tratto alcuni brani che vengono proposti come omaggio all’arte di Pippo Luciano e di Leopoldo Sergi che, al loro lavoro quotidiano, associavano con dedizione e passione l’attività nella banda come suonatori e quella di “puisiaturi”di sestine, ottave e ciuri di pipi nel tempo libero insieme ad altri bravi e valenti colleghi di avventura.

 

La bucca parra la menti studìa

Quant’onori nni dugna st’asimbrea

Però non ’rriva cchiù ‘sta mavvasia

 

Pi sta matina sbaccau u Minzanu

E stu divittimentu a’n vinni menu

Ma ora lodu a Gianni Lucianu

 

Prima di tuttu lodu a Lucianu

Picchì odora di rosi e gissuminu

Iddu iè ‘u Presidenti ‘nta Milanu

 

Cu Lucianu non piddemu spisa

Picchì appatteni sempri a’ nostra casa

Tutti i fratelli ficinu a DIVISA

 

E ‘u so nomu a pisu d’oru vali

U conuscemu vecchi e figghioli

Nni fici i RROBBI O CORPU MUSICALI

 

Iddu o Minzanu mai ‘u lassa a zeru

Picchì pi d’iddu i’o ‘n paisi caru

Ora si ficinu VECCHI E SI STRUDERU

 

Iddu veni o Minzanu e si cummovi

Ma di ll’amici iesti li chhiù bravii

Pi nn’autr’annu ci vonnu i ROBBI NOVI

 

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Personaggi di spicco

 

Il Maestro Santi Tafarella

Nato a Torino nel 1890 da Maria Antonia Di Paola e da Antonio, maestro di banda di Partinico che prestava servizio alla caserma Dogali, imparò presto i primi rudimenti della musica e seguì il padre a Siena e Messina dove lo troviamo già nei primi anni del 1900 giovanissimo.

Sposa Carmela Freni diciassettenne nel dicembre del 1910 a Itala, dirige la nostra banda e a volte anche quella di Naso, partecipa a feste religiose nei Comuni vicini ed anche in Calabria, ricevendo attestati di stima dovunque anche quelli ufficiali del 1920 da parte del capo della banda militare di Messina, il maestro Antonio Romeo.  

Nel 1920 emigra negli USA dove, nel 1923, lo raggiunge la moglie con i suoi cinque figli.

 Inizia subito l’attività di musicista a New York come direttore di orchestra presso i grandi alberghi e le più importanti sale da ballo, non disdegnando di organizzare concerti come quello del 1923 presso l’Hollenden Hotel Ball Room e tanti altri. Riceve numerosissimi attestati di stima anche da parte della stampa specializzata. Dopo il crollo della Borsa del 1929 a Wall Street, attraversa momenti di difficoltà e il periodo sfavorevole continua con la morte della prima moglie nel 1930. La rinascita comincia nel 1932 quando sposa in seconde nozze Caterina Bianco italiana d’America che gli da tre figli ancora viventi. L’attività del maestro è frenetica e collabora come arrangiatore di brani musicali, componendo brani di varia natura, incidendo dischi per la Columbia, e con altre case discografiche (RCA Victor, Universal Studios, etc), scrive nel 1943 le musiche per alcune commedie con Frank Sinatra . Muore nel 1962 a 71 anni in California per un attacco cardiaco ed è sepolto insieme alla sua seconda moglie, morta anch’essa nel 1968, a San Fernando in California.

Il Corriere italo-americano diretto dal Commendator Barzini lo definì nel gennaio del 1923 “genio della musica”. In effetti Santi lo era in qualità di esecutore di tromba di altissimo livello, compositore, arrangiatore, trascrittore di musiche per banda, direttore, e fondatore negli USA del Sestetto Tafarella e dell’Orchestra Nazionale Tafarella: un antesignano, potremmo dire, dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore.

 

Il Capobanda Gaetano Irrera

Gaetano Irrera nacque a Messina nel maggio del 1893. Sin da piccolo iniziò a suonare la gran cassa, il flauto e l’ottavino sotto la guida del maestro Piccolo. Negli anni a seguire imparò la chitarra e il mandolino impartendo anche lezioni di musica. Non avendo le necessarie risorse economiche si fermò con i suoi studi alla terza elementare e imparò la musica, la composizione e la trascrizione per bande, da autodidatta.

 Al tempo del Maestro Tafarella suonava nella banda e il maestro lo nominò, in qualità di suo alunno prediletto, capobanda. Partecipò nel 1913 al primo conflitto mondiale e fu maestro della banda militare di Campo dei Fiori nei pressi di Induno Olona (Varese). Vinse un concorso per suonatore di flauto nella banda della Guardia di Finanza ma rifiutò l’incarico per motivi famigliari. In qualità di capobanda innovò moltissimo il repertorio fino al termine degli anni ’60 e si deve alla sua costanza e alla sua infaticabile tenacia se la banda, nel secondo dopo guerra, non si disgregò, un po’ per la crisi post-bellica, un po’ per le ristrettezze economiche dei partecipanti e per un senso generale di sfiducia nel futuro. Era sua abitudine proporre ogni anno un nuovo Canzoniere che si rifaceva alle canzoni in voga in quel momento e pertanto abbiamo riscontrato nella nostra ricerca una notevole varietà di brani musicali che erano eseguiti dalla banda nei Canzonieri delle feste del patrono o in altre occasioni e ne abbiamo riportato alcuni esempi nei pannelli della mostra. Da parte sua, in qualità di compositore, spaziava con disinvoltura dalle marce militari, a quelle funebri, alla canzonetta leggera e alla sceneggiata sonora tanto da lasciare un ottimo ricordo della sua attività musicale nei posteri. Alcune sue composizioni sono state per anni dei pilastri in ogni concerto: Ricordiamo la marcia gioiosa il “42” , la marcia funebre “Poveri noi” , le canzonette quali “La Marchesa di Roccavaldina”, la sceneggiata sonora “Festa del villaggio” di leopardiana memoria con la quale, i suonatori, posizionati in diversi punti della piazza S. Maria dei Giardini, riproducevano i suoni più disparati della vita del villaggio sia in paese che nelle campagne vicine (il canto degli uccelli, il belato degli ovini, il suono dei tamburelli delle feste di carnevale, il muggito, i grugniti etc). A lui è attribuita anche la musica che accompagna la pantomima “U camiddu e l’Omu sabbaggiu”.

Per i suoi grandi meriti fu nominato cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto. Mori all’età di    84 anni, il 28 ottobre del 1977.

 

Il Maestro Carmelo Gennaro

Da quasi 40 anni alla guida della Banda musicale di Santo Stefano Medio, il Maestro Carmelo Gennaro ha avuto ed ha ancora il grande merito di aver innovato e rinnovato la struttura bandistica di S. Stefano Medio, adeguandola alle nuove esigenze ed al nuovo contesto sociale, e vestendo anche i panni di educatore e di Maestro di vita per riconoscimento unanime degli stessi suoi alunni e della comunità locale in cui opera.

Nato a Mirto, ha intrapreso gli studi presso le scuole dello stesso paese natale perfezionandosi nella disciplina musicale sotto la guida del Maestro Misefari.  

Apprezzato solista di flicorno già dal 1962 presso la banda musicale di Barcellona Pozzo di Gotto, ha svolto la sua attività di solista di flicorno baritono nella banda musicale di Seminara (Reggio Calabria) per ben dieci anni dal 1965 al 1975.

Per incarico dell’ANBIMA (Associazione bande nazionali) è stato nominato insegnante di corsi popolari di educazione musicale nel Comune di Itala e successivamente a S. Stefano Medio della cui banda ha preso la guida nel 1972, pur essendo presente a S. Stefano Medio dalla fine degli anni ‘60. Numerosi i complessi bandistici da lui diretti nel corso degli anni tra cui ricordiamo quelli di Itala, Lipari, Saponara, Scaletta, Falcone, Basicò, e come ultima quella attuale di S. Stefano Medio che sotto la sua regia ha raggiunto livelli di notorietà e qualità notevoli quanto a espressione artistica.

 

Il Maestro Salvatore Magazzù

Proveniente dalla nostra Banda dove si è formato sin da piccolo sotto la guida del Maestro Gennaro, diplomatosi presso il Conservatorio A. Corelli di Messina, ha intrapreso gli studi di composizione e direzione d’orchestra. Ha conseguito il diploma, con il massimo dei voti dopo aver frequentato, presso l’Accademia Musicale Pescarese, il Corso triennale di Alto Perfezionamento di Direzione d’Orchestra tenuto dal Maestro Donato Renzetti. 

Ha partecipato ai Master Course di Vienna con J.Kalmar e Hans Graf per approfondire gli studi di Direzione d’Orchestra. Ha effettuato finora numerosi concerti per tromba, anche tromba naturale, e organo con musiche di Tomasi, Viviani, Albinoni, Fantini, Torelli, Zanettovich, Jolivet, etc; Con l’Orchestra Sinfonica Siciliana ha eseguito il concerto per 4 trombe e orchestra di Goffredo Petrassi, il concerto per due trombe e orchestra di Vivaldi. Oggi fa parte del Gruppo Ottoni dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e del Gruppo da Camera dell’Orchestra Sinfonica Siciliana ed è Prima tromba dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. Un curriculum brillante e di tutto rispetto che fa onore anche alla sua Banda di origine e a tutta la comunità paesana.

 

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Video

Le foto di una lunga passione per la Banda

 

Le foto della mostra per il 120° Anniversario della nascita della Banda

 

Il video della mostra per il 120° Anniversario della nascita della Banda

 

Testi di: Anacleto Busà

Ricerche di: Anacleto Busà

Ricerche sul campo di: Anacleto Busà, Felice Amato, Giacomo Geraci

Montaggi Video: Carmelo Parisi

Un grazie particolare a Toti Abate e Gaetano Mangione per "il video della mostra per il 120° Anniversario della nascita della Banda"

 

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Aggiornato il: 06 febbraio 2010